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Mostra da non perdere: "Legati da una cintola"

Dal 8 settembre 2017 al 14 gennaio 2018

Un simbolo religioso e civile, fulcro delle vicende artistiche di Prato ed elemento cardine della sua identità: la Sacra Cintola, la cintura della Vergine custodita nel Duomo che per secoli è stata il tesoro più prezioso di Prato, sarà al centro del nuovo allestimento del Museo di Palazzo Pretorio. La mostra, Legati da una cintola -L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città, sarà aperta al pubblico da venerdì 8 settembre negli spazi espositivi recuperati nell’attiguo edificio del Monte dei pegni.

Un tema, quello della reliquia pratese, che consente di accendere un fascio di luce intenso su un’età di grande prosperità per Prato, il Trecento, a partire dalle committenze ad artisti di primo ordine come lo scultore Giovanni Pisano e il pittore Bernardo Daddi, che diedero risonanza alla devozione mariana a Prato come vero e proprio culto civico. La mostra prende spunto da quel prezioso simbolo dall’innegabile valore identitario per intrecciare i fili di un racconto che parla della città e del suo ricco patrimonio di cultura e bellezza custodito sul territorio e riconoscibile al di fuori dei confini locali.

Leggenda, arte e tradizione - L’origine del culto della sacra cintola affonda le sue radici nel XII secolo, la leggenda vuole che la cintura, consegnata a San Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve. Fra Due e Trecento la reliquia assurse al ruolo di vero e proprio segno dell’elezione della città, santificata da una così preziosa vestigia miracolosamente giunta dalla Terra Santa, e divenne motore delle vicende artistiche pratesi.

La tavola di Bernardo Daddi - Una delle immagini più prestigiose di tutto il Trecento dedicate all’Assunta e al dono miracoloso della Cintola all’incredulo San Tommaso è la pala di Bernardo Daddi commissionata nel 1337-1338. L’opera nel tempo è stata smembrata e la sua complicata diaspora ha fatto sì che si perdesse la coscienza stessa della sua capitale importanza.  L’allestimento del Pretorio consentirà di tornare ad ammirare nel suo complesso la monumentale macchina dipinta dal Daddi, riunendo i suoi componenti che originariamente comprendevano una doppia predella con la storia del viaggio della cintola e del suo approdo a Prato (questa custodita nel Museo) e la parallela migrazione del corpo di Santo Stefano da Gerusalemme a Roma, perché si riunisse a quello di San Lorenzo (custodita nei Musei Vaticani), e una terminazione con la Madonna assunta che cede la Cintola a San Tommaso (conservata al Metropolitan Museum di New York).

Intorno a questa ricostruzione verrà illustrata la varia fortuna in Toscana dell’iconografia che univa la morte della Vergine e la sua assunzione in cielo. Alcune cintole due-trecentesche documenteranno la bellezza di questo genere di manufatti, puntualmente riprodotto nell’elegantissima Santa Caterina dipinta da Giovanni da Milano nel polittico per lo Spedale della Misericordia, uno dei capolavori del Museo di palazzo Pretorio. A lato delle due predelle del Daddi altre opere esalteranno la felice vena narrativa di questo pittore della scuola giottesca. Una ricca serie di dipinti, sculture e miniature illustrerà le diverse elaborazioni del tema dell’Assunta che dona la cintola, iniziando dal prestito del rilievo eponimo del Maestro di Cabestany, scultore romanico attivo nel Roussillon e in Toscana, prima attestazione del tema della Cintola.

Anche il Duomo di Prato sarà parte integrante di un percorso che permetterà ai visitatori di entrare nella cappella della Cintola, abitualmente preclusa alla visita, e ammirare il ciclo di affreschi realizzati da Agnolo Gaddi.

Oltre che nelle ostensioni solenni la Cintola fu spesso mostrata a papi, principi o personaggi della corte e, per il riconosciuto potere taumaturgico, veniva esposta nel corso di epidemie e altre calamità per invocare l’aiuto della Madonna. Una serie di testimonianze scritte e visive che accompagnarono il culto della Cintola stessa, le suppellettili connesse alla sua custodia e ostensione aiuteranno a comprendere la spettacolarizzazione di una reliquia cui si affidava l’identità più profonda e la fierezza di un’intera città.

Per maggiori informazioni clicca qui

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Dalla caverna alla luna

8 aprile 2017—29 gennaio 2018

Due percorsi espositivi, articolati fra l’ala grande del nuovo e metà del vecchio edificio museale, suddivisi in otto sezioni collegate dialogicamente con spettacolari evidenze, attraverso relazioni inedite e raffronti originali fra le opere che inglobano oppure evitano di volta in volta combinazioni filologiche per generi artistici, gruppi stilistici o cronologia storica, raccontano una prima parte del patrimonio d’arte contemporanea raccolto negli ultimi tre decenni dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, finalmente presentata al pubblico. Si tratta della prima proposta espositiva del nuovo Centro Pecci incentrata sulla collezione d’arte che è il riflesso della lunga attività operativa e delle effettive opportunità di acquisizione di sette direzioni e vari curatori che si sono succeduti alla guida del museo toscano dal 1988 ad oggi; uno spaccato di ciò che è stato prodotto e lasciato da grandi e piccole mostre del passato, a cui si aggiungono per l’occasione alcune opere mai esposte prima o di recente acquisizione al Centro Pecci.

Lavori di sessanta artisti italiani e internazionali rappresentano in questa occasione una sintesi non esaustiva ma particolarmente significativa dell’arte dell’ultimo mezzo secolo, ideata e curata da Stefano Pezzato con la collaborazione di Umberto Borella per l’allestimento e dell’Area artistica del Centro Pecci che negli ultimi dieci anni ha provveduto a ordinare, conservare e valorizzare la raccolta presentandone diverse parti.

La nuova esposizione della collezione si annuncia come un itinerario di visita attraverso forme artistiche che occupano e diventano parte dell’ambiente; come un’immersione reale fra opere d’arte che si sviluppano e ripetono nel tempo quali video, azioni e performance; come un invito a fare esperienza diretta, in divenire come il contenuto del patrimonio museale d’arte contemporanea di Prato e della Toscana. Il pubblico potrà entrare dentro la collezione del Centro Pecci per farsi stimolare dall’incontro con le opere o lasciarsi coinvolgere dalle combinazioni proposte, in una visita d’arte ricca di suggestioni e rivelazioni. L’esposizione si sviluppa fra il tempo ancestrale evocato dalla leggendaria Caverna dell’antimateria di Pinot Gallizio e lo spazio cosmico anticipato dalla Luna di Fabio Mauri, passando per la proliferazione energetica emersa ne La spirale appare di Mario Merz, l’habitat futuribile della Supersuperficie immaginata dal Superstudio, l’integrazione fra arte e architettura sperimentata nell’Intercamera plastica di Paolo Scheggi.

Opere di

Vito Acconci, Vahram Aghasyan, Archizoom Associati, Marco Bagnoli, Pier Paolo Calzolari, Paolo Canevari, Loris Cecchini, Marcos Chaves, Giuseppe Chiari, Fabrizio Corneli, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Ulan Djaparov, VALIE EXPORT, Jan Fabre, Factory of Found Clothes, Sylvie Fleury, Michael Fliri, Lucio Fontana, Pinot Gallizio, Rainer Ganahl, Marco Gastini, Nan Goldin, Franco Grignani, Pietro Grossi, Shirazeh Houshiary, Ilya Kabakov, Anish Kapoor, Dani Karavan, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Ketty La Rocca, Sol LeWitt, Francesco Lo Savio, Amedeo Martegani, Fabio Mauri, Mario Merz, Robert Morris, Maria Mulas, Ugo Mulas, Bruno Munari, Marco Neri, Lamberto Pignotti, Michelangelo Pistoletto, Chris Sacker, Remo Salvadori, Paolo Scheggi, Julian Schnabel, Keith Sonnier, Esther Stocker, Superstudio, David Tremlett, UFO, JCJ Vanderheyden, Luigi Veronesi, Massimo Vitali, Andy Warhol, Erwin Wurm, Gilberto Zorio.

Progetti speciali di

Carlos Garaicoa, Henrique Oliveira (from the exhibition The End of the World)

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Art Hotel e il mese dell'affido

Art Hotel Museo ospita la Rassegna Cinematografica de “Il mese dell’affido”

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MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA L.PECCI

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